-- Dall'applauso al sepolcro --

Is 50,4-7; Sal 21; Fil 2,6-11; Mt 26,14-27,66;

-- (riflessione di p.Sergio Bastianel SJ) --

Il Signore ci dia intelligenza e cuore, sapienza e libertà nel meditare la sua via, per una più intima conoscenza di lui.

Dall'ingresso trionfante in Gerusalemme all'uscita sconfitto e umiliato fino al sepolcro. Questo ci ricorda la giornata liturgica di oggi. Oltre, ma necessariamente attraverso questa parabola di relazioni umane, la parola della resurrezione.

Parola già pronunciata; parola così potentemente offuscata, smentita, derisa; parola che qualcuno ricorda e qualcuno quasi intravede come se l'avesse sentita pronunciare; parola già efficace nella gratuità di quell'amore incredibile che ha fatto la prossimità di Gesù.

L'incarnazione, il parlarci di Dio in parole umane: sì, ma quella umanità era stata dimenticata, risultava così strana, così diversa, così inaccettabile, da rifiutare e soffocare sul nascere. Ha fatto paura ai potenti del tempo, l'hanno rifiutata ed uccisa quella parola in quella carne, in quella concreta esistenza troppo umana troppo di Dio, non manipolabile non governabile.

Ma perché, Signore, fa ancora paura la tua parola presente, anche a noi, anche se ci hai donato di conoscerti? Conduci i nostri passi, Signore. Con te in questi giorni. Con te in questo mondo. Con te nel nostro sguardo ai fratelli. Fino alla pienezza che viene da te.

 

 

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